Qui si fa l’Italia; o si muore.

16 Ottobre 2010 1 commento

Fino a non molti anni fa, l’Unità d’Italia faceva sicuramente parte di quelle “cose vecchie” che tutti conserviamo nella soffitta della memoria, oggetti ricoperti da una nobile patina di antichità che ce li rende amichevoli ma, allo stesso tempo, un po’ banali: un vecchio dall’aria ieratica, che somiglia indubbiamente a Babbo Natale, sta per stringere la mano ad un corto e impettito sovrano savoiardo, questa la scena, collocata in un passato senza tempo in cui barbe, baffi e favoriti la facevano da padroni. Da qualche anno a questa parte, invece, le derive secessioniste sempre più virulente di un’Italia a doppio passo di “sviluppo” hanno drammaticamente riattualizzato il tema, ponendo a tutti il problema di cosa fare di questo dimenticato cimelio; mentre sciovinismi e xenofobie d’accatto imperano da ogni parte, la disgregazione sociale e territoriale avanza a passo di carica, rianimando l’incubo anacronistico di un risorgimento da campanile – o meglio, da marciapiede – che, nel generale vuoto progettuale della politica, prende il posto degli “ideali” e dei “valori” di un tempo. Non è facile rispondere a questa terribile utopia che, come Il Mondo Nuovo di Huxley, fa appello agli istinti più brutali della specie umana: l’individualismo gregario, la follia scientifica, la truce bonomia, il crimine perbenista; o almeno, non è facile rispondervi senza ricadere nell’immaginario dell’antologia passatista, fatto di fedi giustificate solo dalla propria persistenza o dal terrore che genera l’idea stessa di perderle. Ma forse un modo c’è: basta riformulare i termini della questione, individuando il senso vero dell’Unità non negli uffici prefettizi ereditati dallo Stato sabaudo, ma nelle dinamiche reali di unione e solidarietà – sociale, economica, etnica, linguistica, culturalex – che in quello Stato e nel nostro sono nate (e continuano a nascere) a volte grazie, a volte malgrado e a volte anche contro l’Unità amministrativa il cui 150° si celebra il 26 Ottobre; un’Unità, dunque, non da commemorare o da salvaguardare, ma da costruire ex novo su basi estremamente lontane da quelle militari e finanziarie di cui si nutrì l’Unità del 1860: un’Unità nuova fatta di uguaglianza, di cooperazione, di compartecipazione alle scelte e di condivisione del futuro; di tutela dei beni comuni, valorizzazione delle differenze, convivialità attiva e pacifismo militante. È questa l’operazione a cui pensavamo quando abbiamo deciso di partecipare alle celebrazioni indette a Teano nella settimana dell’anniversario: non una riesumazione ideale ma una ri-costruzione materiale, una riattivazione della memoria che, mettendo capo ad un costrutto di senso, apra strade inusitate al ritorno ad una dimensione di progettualità che sembrava definitivamente perduta; ed è in questo senso che ritroviamo le parole – memorabili – di quel venerabile vecchio dalla barba bianca, per rivolgervele come un appello pressante: «qui si fa l’Italia, o si muore».

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L’Impero

6 Marzo 2010 3 commenti

Gentili Presenti nel Forum del Nuovo Municipio,
vi porgo i miei migliori riguardi.

Per millenni noi umani siamo dipesi da “esperti” professionisti per dotarci di una visione interpretativa del mondo. Oggi, grazie ad Internet, abbiamo però finalmente la possibilità di effettuare una osservazione diretta, personale, non mediata da alcuno, dei fenomeni sociali. Cambiando così profondamente il nostro approccio di conoscenza, giungeremo a delle conclusioni che non potranno non stupirci per la loro diversità rispetto a quelle reperibili nella visione tradizionale delle cose.
Gentilmente, vi prego, permettetemi un esempio.
Oggi possiamo qualificare, con ben maggiore aderenza alla realtà, gli elementi fondamentali di quel “capitalismo”, di quella abnorme crescita economica che ancora s’eleva ad oltranza, che tutto il mondo e gli esseri viventi sta sopraffacendo. Guardando le cose da noi stessi, coi nostri propri occhi resi liberi da lenti ideologiche fatteci indossare a volte fin dai primi anni di vita, vedremo che quattro sono gli insospettati pilastri di ciò che viene chiamato “imperialismo”:
1) Lo statalismo, sarebbe a dire l’ordinamento dell’assunzione/fidelizzazione a vita nei ruoli della Funzione Pubblica di una minoranza della popolazione, automaticamente venendo così creata una casta di statali designata a mantenere, imponendoli, la cultura e l’ordine del sistema imperante.
2) Il culto superstizioso fatto assurgere a sistema religioso, per rendere inoffensive le masse, disabituandole all’osservazione della realtà, al pensiero critico e quindi all’autodeterminazione, precipitandole invece in una tomba di vacuo buonismo e dipendenza dai potenti del cielo e della terra.
3) L’inconsapevolezza demografica, dello straboccamento di umani nei vari territori, per ottenere una crescita delle popolazioni iperveloce e senza posa, per dare costante sviluppo, con sempre nuove forze lavoro e sempre nuovi consumatori, alla crescita economica, al liberalismo ch’è necessario per alimentarli.
4) L’espropriazione dello ius edificandi alle singole persone, per elargirlo alle Imprese dei privati ed agli Enti finto pubblici in mano agli statali, allo scopo di privare il maggior numero possibile di esseri umani di una naturale fonte di sostentamento e di un luogo dove esercitare la piena libertà di pensiero e di azione, potendoli così asservire come e quanto più si vuole ai fini dell’Impero.
Statalismo, superstizione, inconsapevolezza demografica, privazione del diritto di vivere sulla propria terra: con questi quattro caposaldi le due pinze della tenaglia imperialista, quella che pensa soltanto a produrre un profitto economico e quella che pensa soltanto a produrre nuovi asserviti, mantiene florido un complessivo sistema destinato a fagocitare, attraverso infinite sofferenze, l’intero Universo.
A seconda dei tempi che si attraversano, le due complementari pinze della tenaglia politica che serra l’umanità in un’unica morsa si alternano al potere perfino dando mostra di non sopportarsi, disorientando coloro che cercano di liberarsi dall’una o dall’altra. In realtà le due pinze, la destra e la sinistra, sono inseparabili e l’una, anche se all’apparenza contrasta l’altra, ne è socia a tutti gli effetti e con pari responsabilità.
Oggi però, appunto grazie ad Internet, noi esseri umani abbiamo la possibilità di affrancarci da questo sistema duale che tutto divora senza rispetto per nulla e nessuno. Divincolandoci dalle due pinze, iniziando a pensare ognuno con la propria testa ed agendo per proprio conto, senza più dipendere da gruppi, partiti od associazioni (che han sempre carattere politico anche se non viene detto) possiamo avviare un unico progetto di liberazione umana ed universale.
Precisamente:
1) la partecipazione democratica nei ruoli della Funzione Pubblica può dissolvere lo statalismo;
2) l’osservazione diretta, fresca ed obiettiva della realtà può spazzar via credenze e superstizioni;
3) l’autocontenimento riproduttivo può fermare la crescita dell’Impero, costituito materialmente ben più da lavoratori e consumatori che non da politici e ricconi;
4) la riconquista del diritto di vivere sulla propria terra è in grado di liberarci dalla schiavitù.
Ciò mentre, riconducendo nella Res Publica, nella proprietà collettiva, attività economiche e beni fino a raggiungere un pari peso rispetto al settore privato, possono essere condotte in equilibrio le due fondamentali linee di esigenze: della collettività e delle singole persone, mettendo quindi a loro completo agio individuo e società.
Capiamo bene perché fino ad ora c’è stata impedita una corretta visione. La più gran parte dei convegni e dei seminari sono tutt’ora promossi e condotti da professori e preti, da statali e superstiziosi, dai due tipici agenti d’inculcamento e d’incultura dell’Impero. Il resto sono professionisti al soldo dei privati. Mentre il grande assente rimane il cittadino, l’essere umano. Capiamo questo, notiamo in noi stessi l’abuso psicologico, l’ipnotico addomesticamento lungamente subìto prima dell’avvento di Internet.
E ripromettiamoci di liberarcene e di andare d’ora in poi alla scoperta di ciò che vuol dire essere umani liberi che costituiscono una società evoluta!

Grato per l’attenzione concessami, a voi il mio saluto più cordiale,
Danilo D’Antonio

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Una pausa di riflessione

31 Gennaio 2010 1 commento

Spero che non dispiaccia ai gentili lettori una riflessione non legata agli avvenimenti quotidiani, perché spesso, quando inseguiamo il fatto del giorno, non abbiamo il tempo di fare quella indispensabile operazione di legare il fatto particolare all’andamento generale dei rapporti umani, per poi fare la verifica inversa, ossia partire dal generale ed arrivare al particolare della nostra vita.
La cosa che manca di più nel formare una "opinione pubblica" decente è la centralità dell’ambiente e della sua crisi, crisi indotta essenzialmente da un sistema economico mondiale, che produce senza regole di sostenibilità ambientale, con enorme uso di peste chimica, con enorme rilascio di CO2 e veleni in atmosfera, che sversa ovunque, senza regole, rifiuti tossici, con la sola ferrea legge del profitto, che vuole uno "sviluppo infinito", con sempre maggiori consumi e consumatori.
Questo sistema governa il mondo e, come ha dimostrato il fallimento del vertice sull’ambiente di Copenaghen, non intende fermarsi.
Quando si parla di uscire dalla crisi provocata dai truffatori finanziari americani, si parla solo di un ulteriore rilancio di produzione e consumi, ossia si parla di aggravare la attuale situazione, che gli scienziati seri indicano come vicina ad un punto di non ritorno.
In Italia la destra e la "sinistra sparita", PDL e PD, auspicano esattamente la stessa cosa, ovverosia un aumento dei consumi interni e delle esportazioni, senza tener conto della situazione drammatica in cui ci stanno gettando, come se il surriscaldamento, la diminuzione di risorse, la sovrappopolazione, lo scioglimento dei ghiacci, l’impoverimento del mare, la desertificazione, la fame per un miliardo di persone non esistessero. Purtroppo qualunque avvicendamento al potere politico, se valutato in termini ambientali, è completamente inutile,
Per essere più chiari, se oggi Berlusconi fosse sostituito da Bersani e i suoi alleati, il ciclo capitalista non sarebbe minimamente colpito e la deresponsabilità rispetto all’ambiente continuerebbe.
Oggi siamo di fronte ad un passaggio epocale, destra e sinistra non significano più nulla. Ciò che deve dividere o unire in politica e nella società è tra chi ritiene che l’economia debba essere piegata alla sostenibilità ambientale, e chi vuole continuare a distruggere e inquinare con un consumismo ottuso e irresponsabile.
I primi obiettivi che ogni nazione si dovrebbe porre, e quindi anche il nostro paese, sono l’autosufficienza energetica ed alimentare, che sono quei fattori che consentono di non dipendere da nessuno, che devono essere raggiunti diffondendo sul territorio la piccola produzione, sia agricola che elettrica, con milioni di "fattorie solari" che integrano il reddito agricolo con quello che deriva dalla vendita alla rete di energia elettrica prodotta con il fotovoltaico. Quindi niente megaimpianti di nessun genere, niente monopoli che speculano sulla energia, ma microgenerazione diffusa.
Scegliere questa strada è una rivoluzione pacifica, possibile, razionale, pulita, di etica ambientale, peccato che nessun partito abbia questo obiettivo.
Abbiamo visto in America, dopo le aspettative mirabolanti, nate con la predicazione messianica di Obama, che prometteva svolte radicali in tutti i settori, soprattutto quello ambientale (per l’indipendenza energetica degli USA), una operazione di stravolgimento da parte del sistema economico di ogni possibile riforma, con l’annacquamento della riforma sanitaria, i soldi pubblici dati alle banche, alle assicurazioni, alle case automobilistiche, aumento dei soldati in Afghanistan, fino al mancato finanziamento promesso per la riconversione energetica. Praticamente una capitolazione totale di fronte al sistema economico dominante, che impone le sue regole, sia ai democratici che ai repubblicani. E’ qui il problema.
Si parla tanto a sproposito di libertà e democrazia, ma nel mondo siamo tutti sotto la dittatura del sistema capitalista che ha i mezzi mediatici ed economici (leggi corruzione) per imporre le sue convenienze.
Devono nascere ovunque movimenti politici che abbiano l’obiettivo di piegare l’economia alle esigenze dell’ecosistema e a quella sostenibilità che deve essere alla base di un equilibrio tra uomo e ambiente.
I mezzi economici per farlo ci sono, basta finirla con le ottuse spese militari, e usare questo denaro per fermare il riscaldamento globale con una diffusione mondiale delle celle fotovoltaiche. Con l’elettricità non si illumina soltanto, ma si cucina, ci si scalda, ci si rinfresca, si tiene in funzione un frigo, ci si sposta con auto elettriche, si fa funzionare il personal computer.
E’ di questo obiettivo strategico che abbiamo bisogno, ed è ora di alzare la testa dai vecchi e morti teatrini della politica, per guardare ai veri problemi e alla loro soluzione.

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Il gioco delle differenze

30 Gennaio 2010 4 commenti
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Una fontana di acqua pubblica per alleggerire la vita

26 Luglio 2009 1 commento

Una delle irrazionalità più patenti del nostro sistema economico consiste certamente nello spostamento sistematico del centro del valore dal prodotto ai suoi complementi commerciali (l’imballaggio, la confezione, la presentazione, la comunicazione e via dicendo), cosa tanto più evidente a proposito dei prodotti, come l’acqua, il cui basso costo industriale incide già strutturalmente in misura risibile sulla determinazione del prezzo al consumo. Come noto, il risultato immediato di questa stortura è una crescita esponenziale e gratuita sia dei prezzi stessi, sia degli importi di materiali, attività ed energia necessari ad alimentare il ciclo, sia degli scarti e dei rifiuti che esso produce; quello a lungo termine, invece, una progressiva astrattizzazione, una virtualizzazione dell’oggetto dello scambio che finisce col sopprimere tutte le sue proprietà materiali trasformandolo in un mero simulacro intercambiabile, supporto indifferenziato di transazioni che seguono leggi loro proprie e su cui nessuno, a conti fatti, possiede un potere reale. Per contrastare questa pericolosa deriva (nella quale in sostanza è da ricercare la radice della presente crisi globale), alcune piccole pratiche locali provano a tagliare di netto i cosiddetti "costi aggiuntivi" mettendo i beni pubblici direttamente a disposizione del pubblico: è il caso, fra molti altri, della cosiddetta "Fontana Leggera" che a Monterotondo – Comune di 40.000 abitanti in Provincia di Roma, membro della Rete del Nuovo Municipio – ha erogato in poche settimane, a beneficio di tutti i cittadini, oltre 100.000 litri di acqua da bere, liscia o gassata, pregiata sotto il profilo organolettico e, soprattutto, completamente gratuita. In soli 50 giorni di funzionamento, la sua distribuzione ha evitato la produzione e lo smaltimento di circa 68.000 bottiglie di plastica, l’immissione in atmosfera di oltre 4 tonnellate e mezza di anidride carbonica, il consumo di 88.400 KWh di energia e di 34.450 litri di altra acqua che sarebbero stati necessari a produrre le bottiglie; e ha avuto in più l’effetto (simbolico, culturale e programmatico) di riaffermare la natura eminentemente pubblica, non mercificabile e di diritto inalienabile di un bene che solo in pochi oramai – fra Enti locali finanziariamente strangolati, produttori interessati e distributori senza scrupoli – considerano ancora "comune" a pieno titolo. Inutile commentare questi risultati eclatanti, se non per sottolineare un dato ulteriore, ossia che l’intera impresa è costata al Comune un totale di 18.000 euro – vale a dire poco più della metà dei circa 30.000 che i cittadini avrebbero dovuto spendere per acquistare l’acqua erogata fino ad ora, sotto forma di bottiglie di acqua minerale, in un supermercato: considerato che l’impianto dovrebbe poter funzionare ancora per un certo numero di anni, è davvero necessario aggiungere altro?

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Nuova agricoltura, territorio, consumo sostenibile, coesione sociale: un convegno il 7 a Vimercate

3 Luglio 2009 1 commento

 

Nel nuovo contesto post-elettorale creatosi nelle province di Monza e Milano, crediamo importante il progetto di cui si parlerà nel Convegno di cui sotto, con cui cercheremo di avviare la validazione di un modello di "coesione sociale" territoriale basato sulla economia delle relazioni ed in particolare sul rapporto tra "nuova agricoltura", cooperazione sociale, consumo sostenibile e nuovi settori fragili.

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La partecipazione tra passato e presente a Firenze il 1° Aprile

25 Marzo 2009 1 commento

Vi invio il programma di un interessante incontro-dialogo sulla Partecipazione in Toscana che si svolgerà a Firenze il 1° aprile, alle ore 17.30, presso il Consiglio Regionale della Toscana.

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La crisi: come ci siamo finiti e come uscirne? La risposta forse è in Val di Susa

25 Marzo 2009 Nessun commento

Al di là delle sbruffonate propagandistiche e irresponsabili del nostro capo di governo, ognuno di noi può facilmente rendersi conto che l’attuale recessione ha una dimensione e una virulenza straordinaria. Tutti i più seri osservatori economici concordano nell’affermare che essa caratterizzerà in pieno l’orizzonte dei nostri prossimi anni. Eppure, a giudicare dalle prime indiscrezioni che trapelano dai programmi per le prossime elezioni amministrative, non pare che la crisi sia in cima agli interessi e agli obiettivi dei candidati. Noi viceversa riteniamo che la politica per affrontare e uscire dalla crisi non possa non essere il primo punto di qualsiasi programma elettorale. Ci pare perciò opportuno, anche sul piano locale, porre apertamente il problema.
Il Comune è la prima realtà territoriale che registra lo stato di crisi anche se in merito la sua competenza è estremamente limitata. Di fronte all’azienda che chiude, mette in cassa integrazione, delocalizza, di fronte al centro commerciale che riduce il proprio organico o a negozi e attività che rischiano il fallimento, cosa può fare il Comune? Quali strumenti, quali relazioni e quali politiche è in grado di attivare? Il Comune è anche la prima situazione sociale a cui il cittadino colpito e la sua famiglia chiedono risposte, sia per la ridotta capacità di acquisto e di utilizzo dei servizi, sia per le situazioni di disagio che possono venirsi a manifestare. Quali soluzioni di tipo fiscale, assistenziale, occupazionale, il Comune dovrebbe essere in grado di attuare? E con quali prospettive può muoversi per guidare la cittadinanza verso l’uscita dalla crisi?

Anche per fornire stimoli, riflessioni e suggerimenti a coloro che intendono candidarsi come sindaci e consiglieri nelle prossime elezioni abbiamo convocato

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Costruire localmente la pace globale? Si può fare…

26 Febbraio 2009 2 commenti


Alla vigilia delle elezioni europee 2009
A venti anni dalla caduta del muro di Berlino
Nell’Anno europeo della creatività e dell’innovazione

Seminario Nazionale
"Costruiamo un’Europa di pace"
Terni – Sabato 28 Febbraio 2009

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A Milano il 28 contro la sicurezza fasulla, per sicurezze reali

26 Febbraio 2009 1 commento

Le mani moleste della Proprietà e del Controllo sono in grande attività:
trasformano la salute in un affare per imprenditori;
ci raccontano che la migliore cura è l’espulsione;
cancellano l’edilizia popolare e trasformano in merce i bisogni;
negano i diritti, la solidarietà.
Per salvaguardare i loro loschi affari ingabbiano la cultura, cacciano le persone, cancellano la storia.
In città ridotte a macchine per fare soldi, vogliamo liberare spazi, luoghi in cui stare e tempi da attraversare.
Con la forza dei nostri desideri e con le armi della solidarietà vogliamo sconfiggere l’ossessione di controllo di chi nega il diritto all’esistenza e l’avidità di chi trasforma la conoscenza in un lusso.
Per la salvaguardia e l’ampliamento dei diritti, contro la meschinità del razzismo di governo e contro la cementificazione delle città e delle menti.
28 febbraio 2009

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